Ultima modifica: 9 maggio 2018

Dress code in classe: la linea dura dei dirigenti scolastici

 

Troppi gli studenti vestiti in modo non adeguato. Molti presidi dichiarano guerra a pantaloncini, bermuda, infradito e abiti troppo scollati. Da Milano e Torino due storie emblematiche

Ma come ti vesti? Con i primi caldi ecco arrivate le prime polemiche sul dress code a scuola. Tanti istituti però, ormai, promettono la linea dura e impongono ai propri studenti un abbigliamento consono al luogo che frequentano per buona parte della loro giornata. Perché, in concomitanza con la bella stagione, le aule tendono a popolarsi di bermuda, short e infradito. Così sempre più presidi corrono ai ripari, dichiarando guerra all’abbigliamento scollacciato e promuovendo il decoro tra le mura scolastiche. Skuola.net ne ha scovati due particolarmente intransigenti.

Milano: genitori invitati a portare il cambio al figlio
Al Gentileschi di Milano, però, si è andati oltre. Qui, infatti, si sono dovuti vietare addirittura i cappellini da rapper in classe, costantemente in testa agli alunni durante tutta la giornata di lezioni: “Il regolamento d’istituto è chiaro — dice il preside Lorenzo Alviggi — ma è molto difficile farlo rispettare. Ci si chiede perché i genitori non intervengano, quando vedono i figli uscire così di casa. L’altro giorno una ragazzina si è presentata con i pantaloni veramente troppo stracciati, lo so che è la moda, ma non siamo in un’arena da concerto. Abbiamo chiesto al padre di portarle un paio di calzoni decenti”.

Da una preside di Torino il richiamo al rispetto ‘del luogo’
Si infervora anche la dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo “Centro Storico” di Moncalieri, Valeria Fantino. Nelle due scuole medie dell’istituto della prima cintura di Torino, d’ora in poi, i ragazzi potranno entrare in classe solo indossando “un abbigliamento consono e rispettoso di un luogo come la scuola”, afferma la preside a Skuola.net. “Sono stufa – tuona – ormai la situazione è diventata incontrollabile. Lungi da me essere considerata retrograda o anti femminista, anzi; ma dalla libertà e dalla creatività del ’68 si è passati alla permissività attuale, dove per aver successo bisogna mostrare seno e sedere. No, così non va bene. Facciamo molto per il bullismo, ma bisogna insegnare ai ragazzi non solo l’educazione e il rispetto dell’altro, non solo l’educazione di genere, ma anche quella di luogo”.

Il sondaggio su Facebook
Sulla pagina Facebook dell’Istituto, nei giorni scorsi, è stato persino promosso un sondaggio, con una semplice domanda: “Chi sarebbe d’accordo nel vietare canotte, shorts e minigonne cortissime a scuola?”. Nei prossimi giorni l’idea sarà anche portata al tavolo del consiglio d’istituto. Praticamente certa la sua approvazione. “Si deve favorire un minimo di rispetto e di buon gusto. Vi pare normale – sottolinea la preside – che una ragazzina di 13 anni si trucchi come un’estetista di 30? I ragazzini non devono scimmiottare i grandi, devono avere le loro esperienze, ma capire che non serve avere i pantaloni strappati o le minigonne per avere successo. E in un colloquio di lavoro come faranno?”. Alla domanda se sono previste misure dure per chi trasgredisce il codice, la dirigente è chiara: “No, nessuna sospensione. Un richiamo sì, al buon gusto e alla decenza. Lavori socialmente utili? Beh, perché no, ad esempio potrebbero cucire l’orlo delle gonne della preside (ride, ndc). In verità quello che chiedo è solo vestirsi in modo consono e anche evitare rossetti e fondotinta pesanti. Non devono mica andare in discoteca…”.

Richiamo all’ordine anche per i docenti
Il dress code riguarderà tutto l’istituto comprensivo e in particolare le due scuole medie: “Anche nella scuola elementare, però, soprattutto tra le ragazzine di quinta ci sono comportamenti non consoni”. La preside pensa anche ad invitare uno stilista a scuola, che racconti come ci si possa abbigliare in modo elegante senza trascendere nel cattivo gusto. E non manca di richiamare all’ordine anche i docenti: “Come possiamo essere d’esempio quando siamo noi i primi a non darlo. Purtroppo ci sono anche due-tre insegnanti che fanno lezioni con gonne corte. Capisco che non posso pretendere giacca e pantalone, ma ricordo ai colleghi che insegnano a scuola, non sono in un pub o in una discoteca”.

fonte: TGCOM24

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